Roberto Cantinelli Autotrasformazioni

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Roberto Cantinelli Autotrasformazioni: una storia che continua da 60 anni

Roberto Cantinelli Autotrasformazioni: una storia che continua da 60 anni

Ciao a tutti, sono Roberto Cantinelli, e in questo primo articolo di presentazione, farò un breve excursus sugli inizi della mia attività e sui materiali che ho scelto per le mie realizzazioni, nel corso di questi anni.

DSCF3602Il mio lavoro nel mondo delle autotrasformazioni ha inizio quarant’anni fa, quando all’età di diciannove anni costruii il mio primo carrofunebre, progettandolo interamente nella forma e nello stile. Ad oggi il mio desiderio è quello di far conoscere ai clienti e agli appassionati, i segreti del mio lavoro, in cui si uniscono le nuove tecnologie alle tradizioni delle origini.

Il mio percorso lavorativo ha avuto principio con mio fratello Igino Cantinelli, con il quale sono riuscito a divenire negli anni Sessanta leader delle autotrasformazioni nel Centro Italia. Zona che si vedeva priva di esperti nel settore in quel periodo storico.

E’ bene però ricordare che inizialmente ho incominciato a lavorare da semplice apprendista auto riparatore e solo nel giro di qualche anno, affinando la mia arte, ho ideato interamente il mio primo carrofunebre. Da lì ho poi intrapreso la mia carriera, iniziando a destreggiarmi sulla lamiera elettrozincata e realizzando negli anni Settanta la prima Maserati Autofunebre, dal valore attuale storico inestimabile.

Trascorsi poi trent’anni, tra numerose commissioni e soddisfazioni, ad inizi anni 2000, ho deciso di indirizzare il mio lavoro verso l’utilizzo della vetroresina. Un materiale che consente di realizzare autofunebri con linee aerodinamiche, che permettono di aumentare la stabilità e le prestazioni, mantenendo i costi di manutenzione più bassi negli anni.

Ad oggi sono ancora a capo della mia azienda, affiancando i miei figli e offrendo nuove tecnologie, mantenendo però sempre vivo l’artigianato degli anni Sessanta. Il nostro è sì un percorso storico, che si intreccia però immancabilmente al progresso, senza dimenticare il passato che ci ha resi quello che siamo oggi.

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